Elicottero precipitato, tutti assolti. LA PROVINCIA - Sondrio

January 9, 2020

Il processo. Sentenza di assoluzione con formula piena quella pronunciata ieri in Tribunale dal giudice Della Pona. Imputati i vertici dell’Elitellina per cui lavoravano le tre vittime: Agostino Folini, Marco Gianatti e Stefano Olcelli

 

ANTONIA MARSETTI. Tutti assolti per non aver commesso il fatto. Per il Tribunale di Sondrio la  società Elitellina spa non ha avuto alcuna responsabilità nella tragedia avvenuta il 31 luglio del 2015 nei pressi di Cima Zocca, in alta Valmasino, a 3100 metri di quota. Quel giorno morirono tutte e tre le persone a bordo dell’Ecureuil B3 (per la precisione: Airbus Helicopters AS350 B3):il pilota Agostino Folini, 51 anni; Marco Gianatti 35 anni, tecnico specialista; il motorista Stefano Olcelli, che  di anni ne aveva 28.

 

Rito abbreviato La sentenza di assoluzione con formula piena (pronunciata in
camera di consiglio perché di fatto non c’è stata udienza pubblica) è giunta ieri mattina al termine del rito abbreviato richiesto dai sei imputati di omicidio colposo plurimo, tutti legati alla società sondriese proprietaria del velivolo precipitato: Guido Fratta, classe 1925, all’epoca presidente della
società; Franco Moro, del ’42 di Chiavenna; l’Ad Enrico Carraro del ’57 di Padova; Valerio Protasoni, del ’57 di Gallarate; Lorenzo De Stefani, del ’76 di Chiavenna, Stefano Ramponi, del ’75 di Sondrio. La sentenza di ieri, che quasi certamente non metterà la parola fine sulla lunga vicenda
giudiziaria (abbiamo cercato di contattare, ma invano, l’avvocato di parte civile Walter Limuti), segna comunque un punto molto importante, soprattutto per la difesa degli imputati, che nelle diverse udienze davanti a tre diversi giudici ha sempre insistito sulle condizioni meteo che imperversavano quel giorno in quota, in Valmasino, negando qualsivoglia responsabilità - ad esempio- nella manutenzione del velivolo.

E del resto anche la lettura della scatola nera - termine tecnico improprio, dal momento che non si tratta di un apparecchio che registra anche le conversazioni a bordo in cabina di pilotaggio, ma è piuttosto un apparato protetto che riceve e registra input dai vari sensori dell’elicottero -, anche la perizia sulla “scatola nera”,dicevamo, non sembra aver evidenziato malfunzionamenti di sorta mentre l’elicottero era in volo.

 

Una lunga vicenda Proprio la “lettura” dell’“Eecu”(questo il nome tecnico del dispositivo, noto anche come Decu) è stata questione ampiamente dibattuta davanti al gip. Ma andiamo per ordine e cerchiamo di ricostruire questo lungo “calvario” giudiziario che si è concluso con una sola parte civile presente in aula alla lettura della sentenza,quella degli eredi del pilota“Ago” Folini (le altri parti civili via via si sono ritirate).L’incidente avvenne il 31 lugliodel 2015 e la pubblica accusasi presentò davanti al gip il 28 giugno del 2017 chiedendo l’assoluzio ne di tutti gli imputati,forte di una consulenza tecnica a firma del professor Stefano Benassi, coordinatore del settore elicotteri per l’Anpac (Associazione nazionale piloti di aviazione civile)che arrivò a presentare un“supplemento” per rispondere ad alcuni quesiti posti proprio dalle parti civili. Il gip all’epoca (Carlo Camnasio) accolse la richiesta di opposizione all’archiviazione e chiese alpm Elvira Antonelli di formulare un’imputazione.

 

La scatola nera Si tornò in udienza il 24 gennaio del 2019. Gli imputati chiesero il rito abbreviato, il pm sostenne nuovamente la richiesta di assoluzione e l’unica parte civile rimasta nel processo(gli eredi Folini) chiese che la scatola nera - rimasta dal giorno dell’incidente chiusa in un hangar - venisse aperta.Richiesta alla quale si oppose la difesa, ma che fu invece accolta dal giudice Fabio Giorgi. Una perizia non semplice,visto che solo la casa costruttrice dell’elicottero - in Francia - era in grado di estrapolare i dati in essa contenuti.Ma si percorse anche questa via pur di non lasciar nulla di intentato.La perizia fu depositata il 9 settembre del 2019 (e a quanto è dato sapere non avrebbe evidenziato nulla di strano nel funzionamento dell’elicottero) e contestualmente fu fissata una nuova udienza del processo all’8 gennaio 2020. Ieri,appunto. A fronte di un esito negativo sull’Ecu e di una consulenza tecnica del pm che di fatto imputa al repentino peggioramento delle condizioni meteo la causa dell’incidente - conclusione a cui è giunta anche l’Ansv, l’Agenzia nazionale perla sicurezza del volo (il cui unico scopo è quello di accertare la dinamica degli incidenti aerei per prevenirne degli altri) -il giudice Pietro Della Pona ieri ha assolto tutti e sei gli imputati dall’accusa di omicidio colposo. Ora si attendono le motivazioni. Poi si vedrà se ci sarà appello.

 

Ricostruita l’ultima giornata di lavoro La serrata tabella di marcia e i ritardi

Il velivolo schiantato non era abilitato al volo strumentale e quindi poteva solo effettuare quello “a vista”. Se ci fossero stati banchi di nuvole o scarsa visibilità (ma questo solo chi aveva i comandi lo poteva sapere) spettava a Folini (pilota di indubbia professionalità con 8.500 ore di volo alle spalle) decidere se alzarsi o meno in volo. Se invece la nebbia avesse chiuso il “sentiero” di volo in modo repentino, nessuno avrebbe potuto - questa sembra essere in sintesi la conclusione a cui è giunto il giudice - evitare la tragedia. Altro discorso è quello relativo al fitto programma “di marcia” che quel giorno ha dettato i trasferimenti all’equipaggio a bordo del B3 e che ha accumulato ritardi con il passare delle ore (un pilota può lavorarne anche 13 di fila, ma può effettuare solo sei ore di volo).
Le dichiarazioni raccolte durante le indagini non lasciano dubbi: l’equipaggio aveva davanti a sé una giornata fittissima. Prima un volo a Colorina, poi ad Arigna, per portare in quota i due tecnici ell’Alta Valle (padre e figlio) addetti alla manutenzione di una centralina Arpa. Ad Arigna Folini sarebbe
poi tornato alle 12 per sentirsi dire che l’intervento di manutenzione ancora non era terminato.
Dopo circa un’ora era di nuovo lì per prelevare i due e portarli alla base di Agneda, a Sondrio, dove è stato lasciato a terra il cestello con le attrezzature per fare posto allo specialista.
Il volo successivo ha portato i due tecnici alla Marinelli (lì c’è un’altra centralina Arpa) dove
sono giunti verso le 13,10. Folini avrebbe dovuto riprendere i due tecnici verso le 15 dopo aver
eseguito un trasporto in Valcodera, posticipato di poco per i ritardi accumulati. Ma in Valchiavenna
l’elicottero non arrivò mai: precipitò per 600 metri e si sbriciolò sulla montagna. A. Mars.

 

 

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