Il PM:"Pilota non addestrato alla base del disastro aereo"


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L’AQUILA. Ogni tragedia sembra ineluttabilmente collegata alla relativa inchiesta penale. E anche stavolta è stato così. Inizialmente il caso sembrava destinato a finire in archivio ma poi la Procura...

L’AQUILA. Ogni tragedia sembra ineluttabilmente collegata alla relativa inchiesta penale. E anche stavolta è stato così. Inizialmente il caso sembrava destinato a finire in archivio ma poi la Procura della Repubblica ha avviato un indagine con sei indagati per omicidio colposo e disastro aereo colposo sulle responsabilità della sciagura e le imputa, essenzialmente, al mancato addestramento del pilota dell’elicottero. L'indagine ha visto la partecipazione non solo dei carabinieri del Reparto operativo, ma anche di esperti: uno, in particolare, di caratura internazionale nel settore elicotteri, Stefano Benassi, che ha anche ricostruito con il computer la dinamica della missione finita in tragedia. Secondo gli esperti il comandante Gianmarco Zavoli, deceduto con gli altri cinque passeggeri nello schianto, ha affrontato la missione in condizioni meteo ai limiti tanto che per arrivare sul luogo dell'intervento con volo a vista, aveva preso come riferimento la Statale 696 che da Lucoli conduce agli impianti. Ma, poi ci sarebbero stati degli errori decisivi. Sotto accusa, pertanto, ci sono Giulio Fini, di 56 anni, di Roma; Maurizio Lebet (57), nato ad Acireale e residente a Cefalù (Palermo); Gianfranco Molina (42), nato a Milano e residente a San Gregorio di Catania; Roberto Noceto (50), nato a Bari e residente a Roma; Pietro Trabucchi (55), di Sondrio; Alfonso Friolo (55), nato a Lizzano (Taranto) e residente a Viterbo. A loro è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Si tratta di manager e tecnici di Inaer Aviation Italia (società che operava il volo in forza di un contratto con l’Asl di Pescara) impegnati a vario titolo nella definizione e realizzazione di politiche di sicurezza, addestramento, formazione e controllo piloti. A causa del mancato addestramento, Zavoli, secondo l’accusa, avrebbe omesso di utilizzare il pilota automatico e seguire le indicazioni di assetto indicate dagli strumenti, evitando qualsiasi riferimento alle proprie percezioni spazio-temporali, proseguendo invece con le regole del volo a vista pur essendovi condizioni climatiche tali da imporre il passaggio al volo strumentale: di lì la manovra di virata costante a destra in direzione della montagna fino all’impatto, a quota 1.850 metri, poi letale per sé stesso e tutti i passeggeri. L’inchiesta andrà avanti a guerra di perizie e controdeduzioni. Proprio nella giornata di ieri gli indagati hanno nominato i propri difensori di fiducia tra i quali non ci sono legali aquilani. La vicenda avrà anche un risvolto civile in relazione ad aspetti di natura assicurativa.

di Gianpiero Giancarli


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